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Con queste disposizioni, Roma gli piacque singolarmente, e piacque egli a Roma non meno. Era dotato di una rara soavità di spirito e di maniere, di comodi e facili costumi, e di una fisonomia che ispirava la fiducia e l'interesse. Era inoltre tutto ardore pe' suoi amici, e liberale seco loro, anche più che le sue circostanze familiari nol comportavano. Con queste qualità, e non aspirando a posti che lo rendessero il rivale di alcuno, tutti i cuori si apersero a lui. Egli fu l'intimo amico dei più bell' Ingegni che allora fiorissero in Roma (a), molti dei quali sono divenuti autori celebri,

(a) Alcuni di questi amici si trovano rammentati in un' Endecasillabo latino, corredato di note della man propria del nostro Guido, che ci piace di ripor tare, sì per questo motivo, come ancora in grazia della sua intrinseca eleganza.

PHILIPPI BONAMICI (1)

HENDECASYLLABON

AD JOSEPHUM GANNUM (2) AVENIONENSEM.

GANNE o candide, & omnium virorum
Lepidissime quos ab hinc trecentos
Annos Gallia tota procrearit,
Pergratum omnibus, ut soles, amicis,
Conditum salibus facetiisque,
Cras, mehercule, prandium parabis.
Nam quid te magis his decet diebus,
Quam tuis hilarem vacare amicis
Venustis, lepidis, bonis amicis?

o hanno coperto delle cariche luminose nella Chiesa e nello Stato. Il loro commercio pose l'ultima mano a formare il suo spirito, e perfezionò in lui

Si qui sint rogites, dicentur omnes.
Primus FORTIUS (3) adsit ille noster,
Quo non Piscia tota splendet uno,
Verum Thuscia tota splendet uno (4);
Dissertissimus omnium patronus

Qui sunt, quique etiam fuere, & idem
Jocundissimus omnium sodalis.

Tum CECCHETIUS (5) adsit eruditus
Maximo ingenio eloquentiaque,
Qui plenus Venetae dicacitatis
Omnium est pater elegantiarum.

Adsit ROSCIUS (6) optimus poeta,
Edere optima qui trecenta possit
Tusca carmina, quique possit idem
Edere horribili voratione

Panes insatiabilis trecentos.

SABINUSque aderit, puellularum

1

Ardor atque hominum, venustiores
Cunctos qui praeit, ut fatentur omnes

Cave praetereas bonum CRIBELLUM (7),

Bona quem probitas bonique mores
Jocundum faciunt bonis amicis.

Quod si cras quoque nos velis beatos,
Hos inter simus aureos sodales;
Et jam tunc videar receptus almo
Divum concilio, Jovisque mensa.
Quare, si sapias, statim jubebis
Cras, mehercule, prandium parari.

quel sottile discernimento, e quel tatto delicato e sicuro, che lo ha fatto sempre dipoi ammirare da quanti lo han conosciuto.

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(1), L'autore di questo grazioso Endecasillabo fu nativo di Lucca, e fratello del celebre Giuseppe Buonamici, conosciuto nel mondo sotto il nome di Castruccio. Fu chiamato a Roma da Monsignor Lucchesini Segretario de' Brevi ad Principes, che lo fece suo Segretario. Da quest' impiego passò a ,, quello di Minutante in Segreteria di Stato; e dopo la morte di Monsignor "Bernardini ottenne l'Agenzia della Repubblica di Lucca. Dopo la morte di Monsignor Amato si mise in Prelatura, ed ottenne l' insigne impiego di "Segretario dei Brevi ad Principes [ doveva dire delle Lettere latine J. Fu uomo d'arti un poco cortigianesche; ma però di lieto umore e di facili costumi. S' intendeva assai bene, ed aveva molto gusto e finezza sł ,, nelle Lettere italiane che latine, Morì nella carica suddetta.

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L'amicizia di Guido fu ancora più intima con Castruccio suo fratello, come ne fanno fede più lettere esistenti, e le scambievoli poesie che si sono indirizzati. Fu questi assai famoso per la eleganza del suo stile latino, nel quale ha emulato Cesare co' suoi Commentarj De rebus ad Velitras gestis, e De bello italico. Militò lungamente al servizio di Napoli. Mori in Lucca sua patria l'anno 1761. L'Avvocato Giuseppe Ganne Avignonese venne e dimorò in Ro,, ma in qualità di Agente della città d'Avignone, e di tutto il Contado Venesino. Fu uomo d'ingegno vivace e di temperamento fervido, e so,, pra il tutto di pronta e focosa immaginazione. Aveva del gusto per la poesia francese, e per tutte le opere di spirito di quella nazione. Era ,, amante della disputa, e della compagnia degli uomini d'ingegno, coi » quali amava di mangiare spesso, e di viver sempre. Morì a Parigi, ov'era andato per affari della sua patria.,,

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(3),, Gaetano Forti, gentiluomo di Pescia, esercitò in Roma l'avvo, catura, ed ebbe lode e fama di essere stato il primo giureconsulto di quella curia. Accoppiò agli studj legali anche i filosofici ragionati, e le Lettere greche, latine, ed italiane. Fu uomo d' ingegno, e di solido e fino giudizio. La costante eguaglianza del suo temperamento, ,, grandezza e nobiltà del suo cuore, la sua saviezza, unita a dolcissimi ed aurei costumi, gli attiravano l'amore di tutti quelli che lo conosce» vano, e principalmente de' suoi amici. Le sue fatiche e le sue virtù lo resero caro ai Pontefici, dai quali fu assunto alla Prelatura, e gli fu data la carica di Promotor della Fede. Destinato da Pio VI. al Cardinala,, to, non lo potè conseguire a causa della sua morte intervenuta quasi al momento della nomina. <

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(4),, Allude ad un Sermone Oraziano latino di Castruccio suo fratello, ,, nel quale, parlando di Forti, aveva detto Splendet quo Piscia cive. (5). L'Abate Raimondo Cecchetti nativo di Oderso nel Friuli, uo

Fra le altre istituzioni proprie a formare gl'ingegni della gioventù, fiorivano per quel tempo in Roma le periodiche adunanze letterarie; e non so

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mo di pronto e vivace ingegno, e di una piacevolissima compa», gnia. Faceva la delizia dei pranzi e delle brigate, e aveva l'arte di ral,,legrarle coll' arguzia dei sali, e cogl' incanti e vivacità della Lingua o ,, dialetto Veneziano. Scriveva bene il Greco, il Latino, e l'Italiano, ed era assai versato nelle Mattematiche. S' intendeva delle belle Arti, e ne parlava con finezza di gusto. Fu Segretario d' Ambasciata a Roma con più Ambasciatori Veneti. Andò in Francia Camerata di Monsig. Brancifor,, te, nel tempo che bollivano i tumulti Parlamentarj con Monsignor di Beau,,mont Arcivescovo di Parigi, e fece una Relazione manuscritta di quelle ,, turbolenze. Tornato a Roma, questa Relazione scritta con molta grazia ,, e vivacità si sparse rapidamente per le conversazioni. H Marchese di Stainville, di poi Duca di Choiseul, allora Ambasciatore di Francia a "Roma, ebbe ordine, o lo procurò egli medesimo, di arrestare l'autore di "questa Relazione, e mandarlo legato a Parigi, per aver in essa parlato "con poco rispetto di Madama di Pompadour, fra le altre cose chiamandola Ministra dei piaceri del Re. Avvisato l'Abate Cecchetti, e ajutato di danaro dai suoi buoni amici e protettori, prese la fuga agli ultimi di Gennajo dell'anno 1755, stagione singolare per geli e freddi straordi,, narj, e si rifugiò presso i fratelli Savini, che maneggiarono con il Ministro di Toscana Conte di Richecourt delle promesse di sicurezza, le , quali ottennero a condizione di tener celato il detto Cecchetti in qual,,cheduna delle loro campagne. Stette dunque per mesi sei nella loro villa di Castelnuovo. Di là fu chiamato a Milano dal Presidente Pompeo Ne,, ri, che lo mandò in una delle Terre dei Grigioni. Dipoi, allentandosi ,, la persecuzione a poco a poco, ebbe la permissione di ritornarsene a Oderso sua patria; ed in capo a due anni ebbe dalla Corte di Francia il ,, pieno perdono. Non appena che potè mostrarsi al Pubblico, se ne ritornò a Roma, ove visse amato e ricercato da tutti sino alla morte. Accadde questa per una colica sopravvenutagli dalle intemperanze di una. » cena avuta dall' Ambasciator di Venezia

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Questo Soggetto è conosciuto nel mondo letterario per un Trattato degli Asili, stampato in Padova nel 1751; ed il Conte Bernardino Tomitano suo concittadino ha raccolti alcuni saggi di sue Rime e Prose, e gli ha pubblicati in Treviso, insieme colle Memorie della sua vita, l'anno 1796. (6), L'Abate Niccolò Rossi, Segretario di Casa Corsini, uomo pieno d' ingegno, di cultura, e di una onestà di costumi singolare, per cui si chia5, mava dai suoi amici il Pomponio Attico. Scriveva assai bene latino ed italiano, ed era un erudito ed eccellente filologo

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(7) » L'Abate Dionisio Crivelli di Trento, uomo culto, pratico degli

lo le poetiche, come quelle degli Arcadi e dei Quirini; ma altre ancora che si aggiravano sopra ogni sorta di erudizione e di letteratura, e specialmente

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affari, ed Agente in Roma dell' Arcivescovo di Salisburgo, e dell' Elet ,, tore di Magonza. Il carattere di quest'uomo è quello appunto che gli fa l'autore dell' Endecasillabo. Ridotto ad una età decrepita, se ne ritornò alla sua patria, dov' è morto in seno alla sua famiglia. Si trova un bell' elogio di lui nelle gazzette pubbliche, in occasione di riferire que,, sta perdita.

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Si hanno ancora altre Note, pure della mano di Guido, nelle quali ha conservata la memoria d'altri suoi amici; e fra questi, di,, Settimio Cedri, di nascita Fiorentino, uomo d' ingegno, di gusto, e di sa pere, nelle belle Lettere, negli studj filosofici, e nella Giurisprudenza, che, dopo aver fatto in Roma l'Avvocato, fu mandato da Pio VI. Commissario della Camera Apostolica a Ferrara,,; e di,, Monsignor Molino, gentiluomo venezia,, no, Auditore di Ruota allora per la sua Repubblica, poi Cardinale, e Vescovo di Brescia, ove morì A questo Prelato diresse il Savini, sot to nome dell' Abate Crivelli, la seguente giocosa iscrizione.

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IANO. MOLINAEO. PATRICIO. VENETO
XII. VIRO. STLITIBVS. ROMAE, IVDICANDIS
QVOD. PVLMENTO. ANNALI, XII. VIRALI
OPTIMO, FACILE. MANSV

A. D. XV. KAL. FEBRVARIAS

SODALITIVM. IEMINIANAEVM (1). DONAVERIT

VIRO, MVNIFICO

DE. HELLVONIBVS. DE. EBRIOSIS, DE, EDENTVLIS
OPTIME. MERITO

DIONYSIVS. CRIBELLVS. TRIDENTINVS. SYMPOSIARCHA
HELLVO. EBRIOSVS. EDENTVLVS

AD. ORAS. LAGENARVM

:::: MENTVM. POSVIT.

[(1) Tutta la compagnia che frequentava la casa Geminiani in Piazza di Venezia.]

Avendo nominato tanti amici di Guido, non conviene trapassarne sen

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