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Di darsi a lui già seco ha fatto i patti,
Acciò ne' suoi bagordi la protega;

Ma state pur, perchè tardi, o per tempo
Lo sconterà da ultimo è buon tempo.

3. Non si pensi d'averne a uscir netta:

S'intrighi pur col Diavol, ch'io le dico,
Se forse aver da lui gran cose aspetta,
Che nulla dar le può; ch'egli è mendico:
E quand' ei possa, non se lo prometta:
Perch' ei, che sempre fu nostro nimico,
Nè può di ben verun vederci ricchi,
Una fune daralle, che la 'mpicchi.

c. VI. I¡ Poeta avendo pensiero di narrar la

ST. 1. gita, che fece Martinazza al Regno di Plutone, per muoverlo ad aiutarla a far diloggiar Baldone da Malmantile, ed a gastigare Gambastorta, e Baconero, fa l'introduzione al presente Cantare con una riflessione morale ponderando, che quei, che opera mafe, non può sperare d'aver mai bene: e principiando come l'Ariosto, Can

to vi.

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Miser, chi mal' oprando si confida
conchiude, che Martinazza, la quale
non fa se non sciagurataggini, è s'è
data al diavolo, non può sperar d' a-
ver a aver bene; perchè il diavolo è
nimico del genere umano, e non può
vedergli ben veruno.

Argomento del Sesto Cantare
nell' edizione di Finaro.
A scongiurar l'Inferno entra sotterra
Senza spavento Martinazza strega:
Vede gli Elisj, e Dite poi, che serra
Il peccator di più cattiva lega:
Trova Plutone, e vuol che nella guerra
Di Malmantile egli entri seco in lega:
Fassi il Consiglio, e tutti a quell' in-

stanza

Prometton far del ben, se gnen'avanza. v.l. E' vien poi'l tempo, ch' e' n' ha render conto.

Di chi credi tu quì, lettor, ch' io tratti? Che nulla le può dar, perch'è mendico Ne può di ben nessun vederci ricchi . MISER, CHI MAL OPRANDO SI CONFIDA. L'Ariosto, e gli altri Poeti di Romanzi sempre principiano da ottave morali: e il Berni, nell' Orlando Innamorato rifatto, in questi esordj è mirabile. Bernardo Tasso ne'cento Canti del suo Amadigi è curioso, col cominciare ogni canto dalla descrizione dell' Aurora, come il Boccaccio comincia le sue giornate. Il Tasso poi, e gli altri Poeti, che imitarono gli Épici degli antichi, non fanno questo; ma la materia dà loro gli esordj. Nel tempo del Lippi si leggeva molto il Furioso; però ha molto garbo quì il cominciare con un verso di quello. Salv.

FAR' ALLA PEGGIO. Far' ogni male, senza riguardo alcuno. Min.

VA CONTRAPPELO. Non va pel verso buono: Va al contrario di quello, che dee fare, per andar per la diritta via. Seneca Epist. 122. Omnia vitia contra naturam pugnant: omnia debitum ordinem deserunt : hoc est luxuriae propositum gaudere perversis: nec tantum discedere a recto, sed quam longissime abire; deinde etiam e contrario stare. Si dice anche Andare a ritroso,

dal Latino Retrorsum. Dante Purgato-
rio Canto x. in simil proposito dice:
O superbi Cristian, miseri, e lassi,
Che della vista della mente infermi
Fidanza avete ne' ritrosi passi.
E la metafora d' Andar contrappelo è
tolta da' pezzi di panno, o di pelle pe-
losa, che in cucirli insieme s'osserva,
che il pelo vada tutto per un verso,
acciocchè si confacciano. A tastar un
panno, o pelle pelosa pel verso, che
va il pelo, torna più facile, e non si
trova resistenza alcuna, come a andar
contro a pelo. Min.

SGUAZZI. Goda allegramente. Min. Dal Latino Gavisus, fatto Sguazzare, quasi Exgavisare. Salv.

Viene da Notare nel guazzo (e questo dal Latino Aquatio) cioè in molta quantità d'acqua. Bisc.

COL VENTO IN POPPA. Secondo ch' ei desidera: come succede, quando si ha il vento in poppa della nave e significa I negozj vanno bene. I Greci pure dissero Secundo vento navigare. Min.

ST. 2.

no Poeta, intendendo di questi tali, C. VI.
disse :
Voi dal notturno al mattutin crepuscolo
Vi dondolate, e fate a tu me gli hai,
Nè conchiudete, o proponete mai,
Se non rovine al popolo minuscolo.
Min.

CH'HA PIU' PECCATI, CHE NON
E' DE' FATTI. Ha più peccati ella
sola, che non sono quelli, che sono sta-
ti fatti, commessi da tutto il mon-
do insieme, infino a ora. Min.

BAGORDI. Festeggiamenti. V. sopra Cant. v. St. 62. Min.

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Bigorilo, e Bagordo voci derivate da Bigordare, e da Bagordare, sono diversissime fra di loro. La prima voce viene dal verbo Provenzale Biordar. Discurrere cum equis, come si legge in un antichissimo Vocabolario di quella lingua, esistente nel Codice 42. del Banco 41. della Laurenziana. E Bagordare, non credo, che si possa mai sostenere esser l'istesso, che Bigordare. Questo verbo vuol dire Festeggiare, armeggiando, e giostrando, col biDONDOLA, CH' IO SCONTO. Vuol gordo in mano cioè colla lancia. L' dire Sconterà il buon tempo, che ella antica famiglia Fiorentina de' Bigordi, si è data, provando altrettanti disgu fa per arme un uomo a cavallo colla sti. E' detto, usato dalla plebe, nella lancia ; siccome tuttavia si vede sopra quale è nato; essendo stato detto da un avello appoggiato al muro sinistro un macellaro, a cui era stata rubata in laterale della Chiesa di Santa Maria più volte gran quantità di carne ed Novella, che riesce in un cortiletto essendo stato ritrovato il ladro, fu im- della Compagnia di San Benedetto Bianpiccato ed il macellaro vedutolo ap- co: ed in altri luoghi ancora. Le citapeso alle forche, disse: Dondola, ch' zjoni del Vocabolario a queste due voio sconto; intendendo A vederti dondo- ci, comecchè tratte dalle moderne edilare, sconto il debito, che hai meco zioni, son tutte errate, a riserva d'uper la carne rubatami. Dondolare, è na, ch' io non ho potuto nè vedere, lo stesso che Ciondolare, come appun- nè riscontrare. Quella, stata tratta dal to fa l'impiccato: e tal Verbo Dondo- Filocolo del Boccaccio dell' edizione de' lare piglia il nome da quel Don don, Giunti, che dice, circondati tutti di che fa il suono delle campane. E da sonanti sonagli con bagordi in mano questo medesimo suono, che faceva quel ec. e coronati tutti di diverse frondi tanto rinomato vaso dell' Oracolo di bagordando, ecc. in una edizione in foGiove, che era in Dodona, città del-glio, fatta a colonne in Venezia per 'Epiro, stima, e con molta ragione, derivarsi il nome di Dodona, Abramo Berkelio Olandese, nelle Osservazioni al Frammento dell'Opera originale di

Stefano de Urbibus. Dondolare, o Dondolarsela vuol dire Starsene a sedere senza far nulla di dove Dondolone vuol dire un Perdigiorno. Quindi un moder

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Pellegrino Pasquale da Bologna nel
1488. dice Bigordare, e Bigordo: e co-
sì pure si legge nell' unico MS. di tal
opera della Laurenziana, esistente nel
Banco 42. Codice 36. il qual Codice
fu scritto con gran diligenza nel 1477.
come apparisce dalla seguente sottoscri-
zione: Joa. Bap. Domini Antonii Ga-

C. VI. sparis de terra nova scripsit Anno DoST. 2. mini 1477. mensis Februarii. La citazione del passo del Tesoro di Ser Brunetto Latini, che è nel cap. 49. del libro vit. in cui si parla di Rettorica, ne' due esempi MSS. di detta Laurenziana, che sono ne' Codici 19. e 23. perciocchè gli altri Codici del detto Tesoro, che quivi si conservano, son mancanti di questa parte, ambedue hanno Bigordare. L'esempio, preso dalle Rime di Franco Sacchetti, e che dice: Dunque si balli, e canti in tutti i versi Bigordando ciascuno, ecc.

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fu corretto da Federigo Ubaldini nella Tavola delle voci, e maniere di parlare più considerabili, usate ne' Documenti d'Amore di M. Francesco Barberini e posta dietro ad essi Documenti, dicendo quivi, La crusca leg„ge Bagordando; ma il MS. de' Signori Sacchetti legge, com' io cito; cioè "Bigordando. Mancherebbe il riscontrare l'esempio, citato, e preso dal libro MS. delle Similitudini, che fu già del Dottor Francesco Redi, celebre Letterato, che ora non si sa dove sia: il quale, se è scritto nel buon secolo, dirà facilmente Bigordi, e non Bagordi, come si cita nel Vocabolario: il quale (come si vuole notare ) ha Bigordo, e Bigordare ed ha Bagordo, tanto in significato d' Asta, che di Crapula; ma non ha poi Bagordare, in significato d'ambedue le sopraddette diversissime cose. Mi piace a questo proposito riportare l'etimologia del Menagio della voce Ingòrdo, che ha molta affinità con Bagordo,, Viene, dic' egli, dal Latino antico Gordus, voce d'origine Spagnuola. Quintil. lib. 1. ,, cap. 5. Gurdos, quos pro stolidis accipit vulgus, ex Hispania duxisse ori„ginem audivi. Vedi Gellio lib. xvII. "cap. 7. Passò poi dal significato di stolido a quello di lentus, piger, "torpens, inutilis, essendo tali per lo "più gl' idioti. E comecchè gli uomi"ni infingardi, siano anche ordinariamente grassi, s' usò poscia per grasso. In questo significato di grasso usano anco oggi gordo gli Spagnuo

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دو

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li. E come, chi ě molto avido di cibo, divien grasso; si disse finalmente gordo dagl' Italiani, prima a chi è avido di cibo: e poi a chi avidamente appetisce qualunque altra coQuindi le voci, ingordo, ingordía, ingordigia, ingordezza. Il Ghiottone si dice da noi Francesi Gourmand, voce, che pare avere qualche "simiglianza con quella di Gurdo: e v'è chi la cava da gurdus, e da

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sa.

man, che in Tedesco vale uomo, ecc. Ed io, per conchiudere, non avrei difficultà à credere, che da queste voci, con piccola trasposizione, e mutazione di lettere; cioè il gurdman, ghiotto uomo, trasmutato in mangurd, uomo ghiotto, se ne fusse fatto finalmente Bagordo, per significare la Crapula, e il mangiare, e bere smoderatamen te: ed anco mi parrebbe, che si potessero introdurre nella nostræ lingua, per anco vivente, questi due verbi Bagordare, e Sbagordare, per esprimere l'uso della detta Crapula, e inmoderanza di cibo. Bisc.

TARDI, O PER TEMPO. Diciamo anche Tardi, o accio ( cioè avaccio, parola antica, rimasa in contado, che vale Tosto) ovvero Tardi, o avale, che dissero ancora gli antichi Aguale, cioè Ora, in questo punto: vuol dire Questo seguirà una volta, o presto, o tardi. Latino Serius ocyus. Min.

DA ULTIMO E' BUON TEMPO. Da ultimo verrà il sereno. Post nubi

la Phoebus. Quì è detto ironico, perchè significa, che da ultimo per Martinazza verrà il tempo cattivo, cioè sarà gastigata del suo mal fare. Min.

S'INTRIGHI. Intrigarsi vuol dire Impacciarsi, o Interessarsi e vuol dir' anche Imbrogliare, o Mescolare una cosa con un'altra, in maniera di confonderle; donde Intrigo per Imbroglio. Min.

UNA FUNE DARALLE, CHE LA'MPICCHI. Quand' altri ci ha mal serviti, per mostrargli, che non merita rimunerazione, si suol dire : Gli vuò dare un par di corna, un par di funi, o una fune, che lo'mpicchi. Min.

4. Orsù tiriamo innanzi, ch' io ho finito,
Perch' a questi discorsi le persone
Non mi dicesser: Questo scimunito
Vuol farci qualche predica, o sermone.
Attenti dunque. Già v'avete udito
L'incanto, ch' ella fece a petizione
Di quei del luogo, ch'ebbero concetto
Scacciarne il Duca; ma svanì l'effetto.

5. Ella, ch'in tanto avuto avea sentore,
Che quei due spirti sciocchi, ed inesperti
Avean dinanzi a lui fatto l'errore,
Sicchè da esso furono scoperti ;

Se la digruma, che ne va il suo onore,
Mentre gli accordi fatti, ed i concerti
Riusciti alla fin tutte panzane,
Con un palmo di naso ne rimane.

Il Poeta lasciando da parte la mora lità, viene al racconto, e torna alla memoria del Lettore l'incanto fatto da Martinazza per cacciare il Duca, che non ebbe effetto: per lo che ella è in collera; perchè le pare di perdere di quella stima, nella quale era tenuta da' popoli, e soldati di Malmantile.

SCIMUNITO. Sciocco, Scempiato. V. sopra Cant. 1. St. 17. Min.

SVANT L'EFFETTO. Non riuscì l'effetto. Il negozio andò in fumo. 1 Latini pure dissero Evanuit, e EvaRescere. Min.

SE LA DIGRUMA. Seco stessa la pensa, e masticandola, non la può inghiottire, cioè non la può sofferire. E si dice Digrumare, e Ruminare: e dagli antichi fu detto Rugumare; onde forse è fatto Digrumare;( che è il rodere, che fanno le bestie dal piè fesso, come vedemmo sopra Cant. iv. St. 6. e Cant. v. St. 63. ) perchè uno, cui succeda cosa di poco suo gusto,

a

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ST. 4.

suole per lo più stando pensoso masti- C. VI.
care, o biasciare, appunto come fan-
no dette bestie quando digrumano: al
che per avventura ebbe riguardo Ome-
ro in quel verso, tradotto da Cicerone.

Ipse suum cor edens, hominum vesti-
gia vitans.

quasi, che chi maninconico rumina, e
biascia, masticandola male, mostri di
beccarsi il cuore. Min.

Il verso d' Omero dice così:

Ον θυμὸν κατέδων, πατον ανθρώπων
αλεείνων ο

11 Petrarca.

Solo, e pensoso i più deserti campi
Vo misurando. Salv.

RIUSCITI ALLA FIN TUTTE
PANZANE. Riusciti al fine tutte va-
nità, tutte chiacchiere. Che dar pan-
zane, bubbole, chiacchiere, ec. vuol
dire Promettere, e non mantenere, che
si dice Inzampognare, Infinocchiare:
ed è il Latino Verba dare, Min.

CON UN PALMO DI NASO NE

C. VI. RIMANE. Riman burlata, beffata. Il 5 Lalli Eneide Travestita, libro 1. St. 11. dice.

ST.

Ed io son per restar in questo caso Con sei palmi lunghissimi di naso. Min.

6. Ma non si sbigottisce già per questo,
Che vuol cansar quell' armi dalle mura:
A' Diavoli, da' quali ebbe il suo resto,
E che gliel'hanno fatta di figura,

Vuol, dopo il far, che rompano un capresto,
Squartare, e poi ridurre in limatura;

Perchè non fu mai can, che la mordesse,
Che del suo pelo un tratto non volesse.

7. Basta, ch'ella se l'è legata al dito,

E l'ha presa co' denti, e sen' affanna;
Talch' andarsene in Dite ha stabilito,
Perchè ne vuol veder quanto la canna
Ed oprar, che Baldon resti chiarito
Ch' ambisce in Malmantil sedere a scranna:
Or mentre a questa volta s'indirizzi,
Potrà fare un viaggio, e due servizzi.

C. VI. Martinazza non si perde d'animo, e
ST. 6. vuole in ogni maniera scacciar l'eser-
cito di Baldone da Malmantile. Risol-
ve però d'andare all' Inferno in perso-
na, a trovar Plutone, per ottener da
lui il gastigo di quei due diavoli, che
fecero l'errore, ed un nuovo modo di
far diloggiar Baldone da Malmantile.
v. 1. E i Diavoli, ec.

NON SI SBIGOTTISCE. Non si
perde d'animo. Non si sgomenta. V.
sopra Cant. 11. St. 28. e Cant. v. St.
63. Min.

EBBE IL SUO RESTO. Ebbe fint to di conoscergli. Ebbe visto quanto essi valevano. Si dice Tu m' hai dato il mio resto. Tu m'hai pieno. Son sazio. Son stufo di te, per intendere Non mi varrò mai più dell'opera tua. Min. Ebbe il suo resto, Vuol dire Ebbe

:

quant' ella meritava, Ebbe l' intero compimento del suo avere, e anco un po' più il che suol fare, che il favore riesca disfavore, e che passi, come si dice, dalla banda di là, cioè dal piacere al dispiacere. E questa frase s'usa per lo più ironicamente; perchè,quando si dice E' gli ha dato il suo resto s'intende dire E'gli ha dato più di quello, ch' e' meritava, ovvero Dovendogli fare un servizio, e' gli ha fatto un' anghería. Bisc.

GLIEL' HANNO FATTA DI FIGURA. Le hanno fatto un' ingiuria grandissima, una solennissima burla. Tratto dal giuoco di primiera, quando uno avendo buon punto, ed essendo per vincer la posta, un altro figura fa una primiera, e gli leva la posta. Min.

con

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