Poesie di Lorenzo Pignotti Aretino ...

Գրքի շապիկի երեսը
Presso L. Marchini, 1823

From inside the book

Այլ խմբագրություններ - View all

Common terms and phrases

Սիրված հատվածներ

Էջ 86 - L' uom che si vive colle mani al fianco, Non stava punto in ozio il buon romito, E di lavorar mai non era stanco, Ed andava ogni giorno santamente Intorno intorno esercitando il dente. In pochi giorni egli distese il pelo, E grasso diventò quanto un guardiano. Ah son felici i giusti! e amico il cielo Dispensa i suoi favori a larga mano Sopra tutto quel popolo devoto, Che d' esser suo fedele ha fatto voto. Nacque intanto fra' topi in quella etade Una fiera e terribil carestia.
Էջ 14 - Silvestres homines sacer interpresque deorum Caedibus et victu foedo deterruit Orpheus, Dictus ob hoc lenire tigres rabidosque leones ; Dictus et Amphion, Thebanae conditor arcis, Saxa movere sono testudinis et prece blanda Ducere quo vellet.
Էջ 79 - L' asino allor, senza pensar di più, Spicca leggiero un salto, E del baston va incontro al fiero assalto. Grida invano il custode, Invano il duro legno in aria scote, Invano lo percote, Invano lo respinge, invan lo pesta: Sotto l' aspra tempesta De' colpi orrendi, l' asino s' avanza; Del custode a dispetto, Salta e scorre nel florido ricetto.
Էջ 28 - Io da mortale origine non sono già discesa; la luce che circondami, fu su nel cielo accesa. Vedete là quei lucidi punti che chiaman stelle? Sol perché mi somigliano, risplendon così belle.
Էջ 44 - Onde il denaro mio raddoppierò: E nella stessa guisa, E comprando e vendendo, Potrò per breve strada, e non fallace, Crescere il capitai quanto mi piace. Ricco allor divenuto Lascerò di vetrajo il mestier vile; Un legno mercantile 10 condurrò sin nell' Egitto; e poi Ritornerò fra noi Con preziose merci; e già mi sembra Di mia nave al ritorno D' esser fatto il più ricco mercatante.
Էջ 87 - Io più non penso, ed ho dal cor bandito Tutti gli affetti e le mondane cure; Nel mio ritiro sol vivo giocondo, Onde non mi parlate più del mondo. Povero e nudo cosa mai può fare Un solitario chiuso in queste mura, Se non in favor vostro il ciel pregare, Ch'abbia pietà della comun sventura? Sperate in lui ch'ei sol salvar vi può: Ciò detto, l'uscio in faccia a lor serrò,.
Էջ 88 - Stava all' arso terreno Col vomere tagliente aprendo il seno ; Acceso in volto, di sudor bagnato, Col crine scompigliato, Curvo le spalle, il cigolante aratro Con una man premea, Che col chino ginocchio accompagnava, E coll' altra stringea Pungolo acuto, e colla rozza voce, E coi colpi frequenti Affrettava de
Էջ 87 - Ed a sparlar così di Fra Pasquale? O mondo tristo! o mondo pien d'inganni! Ah la malizia viene avanti gli anni ! Se ti sento parlar più in tal maniera, Vo' che tu vegga se sarà bel gioco.
Էջ 148 - Che denso sta su 1' umido terreno, Mai non respiro il dolce aer sereno. A cangiar sorte intenta, Volse e rivolse i rami serpeggianti Ora indietro or avanti, Strisciando sopra il suol con gran fatica; Tanto che giunse a un
Էջ 97 - Alcun non ci somiglia Fra tutta la più nobile De' fior vaga famiglia. Leggiadri ed odoriferi Noi siamo; è a noi permesso , Di lusingare e molcere Due sensi a un tempo istesso. Punta da dolce invidia Ben mille volte e mille II mio color desidera Fin la vezzosa Fille , Quando davanti al lucido Fido cristal si pone , E alla sua guancia accostami Per fare il paragone: Noi l...

Բիբլիոգրաֆիական տվյալներ