Prose letterarie, Հատոր 1

Գրքի շապիկի երեսը
Felice Le Monnier, 1850

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Էջ 41 - I medici, gli avvocati, i professori d'università, i letterati, i ricchi mercanti, l'innumerabile schiera degl'impiegati fanno arti gentili, essi dicono, e cittadinesche; non però hanno nerbo e diritto cittadinesco. Chiunque si guadagna sia pane, sia gemme con l'industria sua personale, e non è padrone di terre, non è se non parte di plebe; meno misera, non già meno serva. Terra senza abitatori può stare; popolo senza terra, non mai: quindi i pochi signori delle terre in Italia, saranno pur...
Էջ 140 - Io non so né perché venni al mondo, né come, né cosa sia il mondo, né cosa io stesso mi sia. E, s'io corro ad investigarlo, mi ritorno confuso d'una ignoranza sempre più spaventosa. Non so cosa sia il mio corpo, i miei sensi, l'anima mia; e questa stessa parte di me, che pensa ciò ch'io scrivo, e che medita sopra di tutto e sopra se stessa, non può conoscersi mai.
Էջ 226 - Shallow pedants cry up one another much more than men of solid and useful learning. To read the titles they give an editor, or collator of a manuscript, you would take him for the glory of the commonwealth of letters and the wonder of his age, when perhaps upon examination you find that he has only rectified a Greek particle, or laid out a whole sentence in proper commas.
Էջ 72 - ... sé un desiderio, un sospiro, uno sguardo ? Le persone a noi care che ci sopravvivono, sono parte di noi. I nostri occhi morenti chiedono altrui qualche stilla di pianto, e il nostro cuore ama che il recente cadavere sia sostenuto da braccia amorose, e cerca un petto dove trasfondere l'ultimo nostro respiro. Geme la Natura perfin nella tomba, e il suo gemito vince il silenzio e l'oscurità della morte.
Էջ 68 - ... fantasia! Illusioni! ma intanto senza di esse io non sentirei la vita che nel dolore, o (che mi spaventa ancor più) nella rigida e noiosa indolenza...
Էջ 448 - Gemeranno gli antri secreti, e tutta narrerà la tomba Ilio raso due volte e due risorto ** splendidamente su le mute vie per far più bello l'ultimo trofeo ai fatati Pelidi.
Էջ 123 - ... memorando la libertà e la gloria degli avi, le quali quanto più splendono tanto più scoprono la nostra abbietta schiavitù. Mentre invochiamo quelle ombre magnanime, i nostri nemici calpestano i loro sepolcri. E verrà forse giorno che noi perdendo e le sostanze e l'intelletto e la voce, sarem fatti simili agli schiavi domestici degli antichi, o trafficati come i miseri Negri: e vedremo i nostri padroni schiudere le tombe, e disseppellire e disperdere al vento le ceneri di que...
Էջ 123 - ... destini. Noi argomentiamo su gli eventi di pochi secoli: che sono eglino nell'immenso spazio del tempo? Pari alle stagioni della nostra vita mortale, pajono talvolta gravi di straordinarie vicende, le quali pur sono comuni e necessarj effetti del tutto.
Էջ 105 - Quando e doveri e diritti stanno su la punta della spada , il forte scrive le leggi col sangue e pretende il sacrificio della virtù. E allora? avrai tu la fama e il valore di Annibale che profugo cercava per l'universo un nemico al popolo Romano?
Էջ 107 - II vecchio mi guardò : — Se tu né speri, né temi fuori di questo mondo — e mi stringeva la mano — ma io ! — Alzò gli occhi al cielo, e quella severa sua fisonomia si raddolciva di un soave conforto, come s'ei lassù contemplasse tutte le sue speranze. — Intesi un calpestìo che s'avanzava verso di noi; e poi travidi gente fra' tigli ; ci rizzammo : e l'accompagnai sino alle sue stanze.

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