Scritti editi e inediti di Gino Capponi, per cura di M. Tabarrini

Գրքի շապիկի երեսը
 

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Էջ 305 - ... suoi primi anni, e che disfida ogni ideologia. Quando io penso che il fanciullo generalmente a quattro anni possiede già una lingua, ed ha imparato a costruirla, qualunque siasi creazione degli intelletti più singolari...
Էջ 222 - Italia, sciolto dai viluppi e dagli ostacoli che a lui nel maneggio delle pubbliche faccende impedivano di governarle secondo il suo libero giudizio ; amava le Istorie tanto più, parendogli in esse finalmente avere acquistato la padronanza del suo ingegno. Nel quale era affatto...
Էջ 279 - ... non si scambiasse con la realtà: volea mostrare che tanto non si potendo mai conseguire, nemmen dovevasi voler tanto; che il maestro fa l'educazione, e il mondo la vita: e che le esterne impressioni operando in mille modi sconosciuti sulle interne qualità de...
Էջ 285 - Gli antichi pertanto non s'apponevano male, quand' essi tenevano che l'educazione consistesse, non già nell' infondere nelle menti dei fanciulli le idee bell' e fatte, ma nel disporre in tal modo gli animi loro per via dell' affetto, che bene vi si accogliessero le idee conducenti al fine proposto, e quelle sole vi allignassero. Così potevano essi conseguire che le massime regolatrici del vivere cittadino, dapprima infuse nel sentimento, poi confermate da impressioni sempre tendenti allo stesso...
Էջ 280 - Emilio ? Al clero tu non volevi certamente, né agli aristocrati, né ai delegati de' principi : contr' essi era guerra ; e alla generazione che teco visse era commesso l' emanciparsi dagli antichi padroni, e sovvertire gli antichi ordini. Emilio a buon dritto ci si appresenta solingo giovine, senza città, senza patria ; perché la patria è nelle istituzioni e nelle memorie del passato : e le memorie disgustano a chi ha in odio le istituzioni; e l'uomo si trova solo con sé stesso in cospetto del...
Էջ 311 - ... intorpidiscono ; e molte malattie provengono da quelle cure medesime che si usano per impedirle; e si prepara una generazione molle, inetta, snervata. I figli ed i genitori son fatti servi ad una regola che gli uni e gli altri costringe, e tiranneggia la casa. A lungo andare cotesti modi è impossibile si confacciano alla natura nostra ed all...
Էջ 41 - ... con l'essere ella il solo ostacolo oramai che avesse il mondo contro alla tirannia d'un solo, quando anche fosse meno oppressiva, più atta sempre a viziare gli animi con peggiore corruttela, tutti agguagliando nella degradazione. Ma che i buoni ordini e la libertà di Roma per loro diritto avessero a vivere di tutto il mondo allora noto ; che Roma, dannata da quel suo fato a crescer sempre, portasse ruine e solitudine e devastazione dalle costiere del mare Atlantico sino al Danubio ed all'Eufrate,...
Էջ 66 - ... un papa io non credo equivalesse a quella di barbari. Il culto di Gclino, al quale prima i Longobardi furono addetti, come i Sassoni loro vicini, lasciava di sé nelle istituzioni di quei popoli una durevole impronta. Odino fu il padre degli ordini feudali, e consacrava col sacerdozio la nobiltà di quelle famiglie che presiedevano alle tribù; le quali poi si componevano di schiatte o consorterie, chiamate fare dai Longobardi. (E qui è da notare, che il nome di...
Էջ 305 - ... segni; ma la ragione interna della parola, egli da sé la indovina, perché il principio generatore di essa, coevo al pensiero, nasce insieme con l'uomo; e intorno a quello si svolgono gradatamente...
Էջ 410 - Italia sulle altre nazioni. Un ricco voleva edificare. Senza parlare de' monumenti sacri, che pure son palazzo del povero, camera de' suoi affetti, teatro delle sue feste, il ricco cittadino apriva una loggia. Quivi sugli occhi di tutti, le faccende dello stato e sue, i ritrovi, le conversazioni, fatte più dignitose e più liete dalla frequenza del popolo. Anche i poveri godevano quella magnificenza del ricco, non la invidiavano : quella spesa fatta a pubblico benefizio e spettacolo era per tutti...

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